Ecomuseo

Il termine Ecomuseo fu utilizzato per la prima volta da Hugues de Varine nel 1971 allora direttore dell’ICOM (The International Council of Museums), e Serge Antoine, consigliere del Ministro dell’Ambiente.
Gli Ecomusei furono pensati in Francia come strumenti per tutelare le tracce delle società rurali in un momento in cui l’urbanizzazione, le nuove acquisizioni tecnologiche e i conseguenti cambiamenti sociali, rappresentavano un rischio reale di completo oblio di un patrimonio culturale millenario.
In Italia il termine ecomuseo, viene associato a quello di “museo diffuso” e si differenzia da un “normale museo”, in quanto non è limitato ad un solo edificio o sito museale, ma si intende esteso ad un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione.
Quello della Valle dell’Aso e’ il vasto territorio che si apre, al centro del Piceno, lungo il corso del fiume Aso, dalle sorgenti nel cuore dei monti Sibillini, fino alle spiagge di Altidona, Pedaso e Campofilone.
Il paesaggio e’ particolarmente vario, articolato e mai uguale a se stesso. Una vastita’ di rilievi si alza dal mare, a perdita d’occhio, per arrivare ai monti in un susseguirsi di colline coltivate e punteggiate di boschi e piccoli centri abitati sui quali svettano torri e campanili.
L’Aso ha le sue sorgenti a Foce di Montemonaco, circa a meta’ strada fra i due monti piu’ famosi dei Sibillini: il Vettore (2476mt) e la Sibilla (2175mt).

ECOMUSEO DELLA VALLE DELL’ASO E DELLE SUE IDENTITA’

“L’Ecomuseo è un’istituzione culturale che assicura in forma permanente, su un determinato territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali, rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che lì si sono succeduti”. [Carta degli ecomusei]
L’Ecomuseo può definirsi come realtà orientata a favorire lo sviluppo socioeconomico del territorio, attraverso la valorizzazione e la messa in rete delle dinamiche culturali locali, la creazione di sinergie con il comparto turistico ed economico, l’attenzione all’ambiente e la promozione delle logiche della sostenibilità.
L’ecomuseo tende, inoltre, a rafforzare i processi di riconoscimento del patrimonio, tangibile non tangibile, presente sul territorio individuando percorsi che uniscono ai luoghi già noti e frequentati dal turismo culturale, le preesistenze isolate e non valorizzate, in una logica di “museo diffuso” o “museo territoriale” già altamente riconosciuto dalla Regione Marche. Seguendo questi criteri, il progetto proposto, ha individuato come contenitori /luoghi da animare, poli museali inseriti nel sistema museale marchigiano (Polo museale di San Francesco a Montefiore dell’Aso e Monterubbiano) insieme a municipi storici, lavatoi o piccole chiese sperdute nel paesaggio marchigiano, la stazione ferroviaria ed il porticciolo della piccola pesca di Pedaso.

Il progetto avviato in via sperimentale nell’anno 2011- 2012 (DG n. 47 del 23 12 2011) ha visto il coinvolgimento iniziale dei 7 Comuni, 7 Proloco e 7 Associazioni culturali di giovani residenti nei territori dei 7 Comuni aderenti all’Unione Comuni Valdaso. L’entusiasmo delle associazioni culturali giovanili ha nel mese di giugno 2012, influenzato l’adesione di altri 4 Comuni della Valle dell’Aso (Carassai – Ortezzano- Petritoli- Monte Vidon Combatte).

Documenti

Carta degli Ecomusei (download)
Convenzione Europea del Paesaggio (download)
Convenzione Salvaguardia patrimonio culturale immateriale (download)
Incontro Nazionale Ecomusei (download)