Gli Ecomusei, una soluzione per lo sviluppo dei comuni

Gli Ecomusei, una soluzione per lo sviluppo dei comuni montani -

Il neologismo innovativo ‘Ecomuseo’ è nato in Francia agli inizi degli anni 70, secondo una strategia del Governo francese, in particolare dell’allora Ministro all’Ambiente con la consulenza di studiosi e museologi, George-Henry Rivère e Hugues de Varine, per fronteggiare le sfide legate ai mutamenti del passaggio dall’era industriale alla postindustriale.

Le ragioni sono ben spiegate nel libro di Hugues de Varine ‘Le radici del futuro. Il patrimonio culturale al servizio dello sviluppo locale’, a cura di Danielle Jalla presidente ICOM, una sorta di bibbia per i decisori politici, gli imprenditori e operatori culturali.

In un Ecomuseo, la “Comunità” costituisce l’elemento fondamentale che si organizza istituzionalizzandosi, per tutelare, valorizzare il proprio territorio, i beni culturali, materiali ed immateriali, creando sinergia col turismo e favorendo così lo sviluppo locale.

Tale formula è risultata molto valida nel progetto europeo www.sycultour.eu, finalizzato alla ricerca di strategie per lo sviluppo locale delle aree del Sud Est Europeo, al quale la Comunità Montana Sirentina ha partecipato e che aveva già precedentemente assunto la denominazione ‘Ecomuseo d’Abruzzo’ nell’ambito di un progetto di sviluppo locale e individuata come area pilota italiana insieme alla Provincia autonoma di Trento, oltre ai vari partner e istituti di ricerca della Slovenia, capofila, Grecia, Bulgaria, Serbia ed Ungheria.

Per le aree montane nelle quali le comunità montane sono state soppresse e dove la politica per la montagna ha perso rappresentatività e subito notevoli danni, con i piccoli comuni un pò allo sbando, l’Ecomuseo potrebbe rappresentare un nuovo modo di riproporsi, rinascendo come un’araba fenice dalle ceneri degli enti montani soppressi, per coordinare e favorire la coesione e la promozione turistica, con notevoli ricadute economiche, favorendo l’offerta e l’avvio di attività compatibili con lo sviluppo sostenibile.

Dopo l’incontro che si è svolto ad Argenta, in provincia di Ferrara a fine novembre, dal titolo “Ecomuseo è… un patrimonio speciale: la popolazione” l’elaborazione di una bozza di legge sugli Ecomusei prende finalmente corpo, due giornate di lavori, divise in tre sessioni, più una serie di eventi collaterali e i gruppi di lavoro impegnati nella stesura della bozza di legge, fra i quali anche alcuni dirigenti del Ministero dei Beni Ambientali, Cultura e Turismo.

Ai lavori hanno partecipato numerosi studiosi ed operatori dello sviluppo locale, fra cui il padre degli ecomusei Hugues de Varine da Parigi e Graça Filipe da Lisbona che hanno dato un tono transnazionale al workshop.

Daniella Jalla, presidente dell’ICOM Italia col suo intervento ha proiettato gli Ecomusei all’incontro mondiale che si terrà a Milano nel luglio 2016; il capoluogo lombardo è stato scelto per accogliere la 24° conferenza generale del consiglio internazionale dei Musei nel 2016.

Si è parlato di “Contratti di Fiume’” (G. Bugané del CEAS Geolab Onlus), di “Turismo Esperenziale e Partecipativo” (Andrea Succi, facilitatore del cambiamento Marketing Territoriale e Turismo) e molto interessante è stato anche l’intervento di Alberto Magnaghi, docente di Pianificazione Urbanistica all’Università di Firenze: “Gli Ecomusei come soggetti attivi delle nuove esperienze di sviluppo locale autosostenibile”.
Il Ministro dei Beni e delle Attivita’ Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, intervenendo con un videomessaggio al workshop, ha dichiarato:”La sfida degli ecomusei e’ una sfida che il Sistema Italia nel suo complesso deve saper affrontare. Tutti sappiamo che in Italia la bellezza è diffusa su tutto il territorio e spesso è perfino difficile tracciare un confine tra il museo, inteso come edificio fisico e quello che c’e’ intorno, questo è compito delle istituzioni, ed il Mibact è in prima fila per valorizzare l’Italia nel suo complesso affinché i visitatori possano conoscere non solo le tradizionali e già sovraffollate mete turistiche, ma anche i tanti tesori di località meno battute.

In questo senso l’ecomuseo ha un ruolo fondamentale nel saper mettere in mostra tanto la bellezza naturale quanto quella forgiata dall’uomo, sia essa l’arte, l’architettura, l’artigianato o l’enogastronomia. Tocca ora alla legislazione nazionale riconoscere e sostenere il ruolo di questa particolare forma museale, così come già fatto da alcune amministrazioni a livello regionale”.

E’ aumentata così, fra i rappresentanti degli ecomusei in rete, la consapevolezza della propria mission, grazie alla comunicazione interna ed alla condivisione dei saperi e dei valori capitalizzati nel percorso relativo agli incontri nazionali. Un iter sicuramente propedeutico per un’azione il più possibile efficace e per un approccio di tipo olistico, partecipativo, accessibile, in quanto il più pertinente al concetto di Comunità ed alla propria mappa territoriale, fondamentali per l’Ecomuseo.

Ricostruire le Comunità in rete fra loro, probabilmente oggi rappresenterebbe una sorte di antidoto o soluzione per ricomporsi in una società liquida, ben descritta e prevista da Bauman nell’era della globalizzazione.

Con la crisi del concetto di comunità “emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada, ma antagonista e questo ‘soggettivismo’ ha minato le basi della modernità rendendola fragile, da qui una situazione in cui, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidità”. Lo stesso stato nazione per primo è affetto da questo fenomeno, daltronde questo significa anche che ogni aspetto della vita può essere rimodellato e ripensato, in quanto nulla possiede più contorni definiti, netti.

I legami sociali, come nelle molecole in un’alchimia chimica, si possono ricomporre, mutare e riproporsi, per esempio, in mappe di comunità, grazie alle proprie radici ed ai patrimoni culturali, materiali ed immateriali, connessi ai luoghi, per riproporsi dialetticamente ai cambiamenti e per vivere meglio il presente, in un’ottica mirata al futuro.

Il patrimonio culturale nel senso più ampio del termine, comprendendo le biodiversità e le tipicità locali che diventano autentiche leve per lo sviluppo locale. Non più gruppi etnici chiusi a guscio e soggetti al rischio implosione, ma innovativi, osmotici, contaminanti ed aperti ai saperi, alle diversità ed alle buone contaminazioni esterne, della società globale ormai creolizzata. Dove il global o globus può convivere con il local o mundus. In tal modo si garantisce ai “mondi locali” di non andare in oblio ma di essere tutelati e valorizzati. In sintonia su quanto espresso da Donghai, un cinese fra i più accreditati museologi mondiali in una definizione metaforica di sviluppo locale:

“Lo sviluppo locale è come una pianta: perché cresca bene, il seme può essere internazionale, ma la terra deve essere locale. ‘Seme internazionale’ significa che i progetti possono, anzi debbono, nutrirsi dell’apporto di un’ampia produzione scientifica e di pensiero, di contributi che giungono da lontano, evitando le chiusure e l’illusione dell’autosufficienza e favorendo un confronto fra idee diverse che è sempre il primo e fondamentale passo di ogni progresso della conoscenza. Ma ‘terra locale’ significa che ogni processo di sviluppo deve poter contare, anche se non esclusivamente, su forze residenti, di risorse intellettuali e volontà di impegno, con forti radici nella società locale. Significa anche che ogni suggerimento, ogni modello, per quanto sperimentato altrove con successo, deve essere reinterpretato ad ogni successiva applicazione locale e passato al vaglio delle specificità e delle particolarità che ogni territorio esprime.”

Perché tale alchimia funzioni, come nella storia di Paracelso e dell’aspirante allievo, e affinché la rosa possa rinascere dalle ceneri occorre una qualche condizione. C’è bisogno di quel quid, probabilmente del genius loci, perché si tratta di innescare un processo creativo e non meccanico.

L’Ecomuseo è ormai giunto nell’agenda politica nazionale del Ministero competente, ma tarda ad essere compreso, recepito ed interpretato da parte della politica periferica, anche dagli stessi sindaci dei piccoli comuni montani e ci auguriamo che il nuovo anno porti consiglio ampliando anche le loro prospettive.

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